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Un posto guardie di confine diventa museo

Il museo delle dogane svizzero a Cantine di Gandria illustra lo sviluppo della dogana e della sorveglianza delle frontiere in Svizzera. Dalla sua trasformazione da posto guardie di confine, presenta gli incarichi tradizionali e moderni dei doganieri. Le esposizioni speciali illuminano regolarmente temi attuali.

Il primo posto guardie di confine di Cantine di Gandria, la cosiddetta «casa rossa», risale al lontano 1853; dato il poco e scomodo spazio disponibile alle guardie, essa fu sostituita nel 1904 con un nuovo, grande edificio costruito a poche centinaia di metri. Nel 1935, l'ufficiale delle guardie di confine ticinese Angelo Gianola pensò di adibire a museo alcune stanze inutilizzate di questo edificio: per l'occasione invitò i suoi colleghi a raccogliere oggetti che testimoniassero la vita quotidiana delle guardie di confine. Nei primi decenni dopo l'apertura, avvenuta nel 1949, merci contrabbandate, nascondigli e mezzi di trasporto fantasiosi costituivano gli oggetti espositivi di maggior richiamo. Per questo motivo, ancora oggi il Museo delle dogane è popolarmente chiamato «museo dei contrabbandieri».

Negli anni ’70 il museo è stato restaurato, rielaborato e rimodernato in collaborazione con il Museo nazionale svizzero (MNS). La commissione culturale del MNS e l’UDSC si sono accordati per trasferire l’intera collezione del Museo delle dogane al MNS, occupandosi anche della sua conservazione e della sua attualità. Dall'anno della riapertura (1978) a oggi, l'esposizione permanente è stata continuamente ampliata, e il museo ospita regolarmente esposizioni temporanee dedicate a temi particolari. Dalla chiusura del posto guardie di confine (1993) l’edificio è interamente adibito a museo.