Spechbach, uno dei contrabbandieri più temerari nel Giura bernese

Centotrenta anni fa Eugen Spechbach, un temerario contrabbandiere, tenne con il fiato sospeso le guardie di confine nel Giura. Della sua vicenda non si occuparono solo le autorità, ma anche il Consiglio federale. Forum D. ripercorre gli eventi.

14.09.2018, Roman Dörr, specialista doganale, ispettorato doganale di Pratteln

Strade tra il confine e Miécourt
Una delle strade tra il confine e Miécourt (JU), sulla quale era vietato trasportare merce non sdo-ganata.
© AFD, Roman Dörr

Il contrabbando al confine giurassiano franco-svizzero è sempre esistito. L’entrata in vigore, verso la fine del XIX secolo, della legislazione sull’alcol inasprì ulteriormente il problema. Il mercato nero dell’alcol ad alta gradazione permetteva infatti lauti guadagni. Tale commercio attirò persone senza scrupoli che non temevano nulla. Tra queste vi era anche Eugen Spechbach, di Miécourt (oggi comune del Canton Giura, ma allora parte del Canton Berna). Era un contrabbandiere di professione, sfuggito più volte alle autorità.
Grazie al messaggio del Consiglio federale, dell’11 dicembre 1888, a destinazione dell’Assemblea federale concernente la domanda di riduzione della pena di Eugen Spechbach di Miécourt (BE) il caso giunse fino a Berna.

Attraversamento del confine di notte

Il 28 febbraio 1886, alle ore 22.00, due guardie di confine fermarono a Miécourt, nelle retrovie, un uomo su un carro trainato da un cavallo. Aveva attraversato il confine percorrendo una strada sulla quale era vietato trasportare merci non sdoganate. Si trattava di Eugen Spechbach, un contrabbandiere di professione con vari precedenti penali. Le guardie di confine sottoposero pertanto la merce trasportata a un controllo approfondito, dal quale risultarono due botti di acquavite di vino non sdoganate. Il controllo doganale del carico aveva permesso di stabilire che l’uomo aveva omesso di pagare 63.75 franchi di dazio e 128.20 franchi di imposte. Alla stesura del processo verbale, Spechbach dichiarò che si sottometteva volontariamente e incondizionatamente alla decisione penale dell’autorità doganale.

Multa salata

Secondo la legge sulle dogane allora in vigore, Spechbach dovette pagare una multa trenta volte superiore all’importo del dazio eluso. Si trattava dell’aliquota minima che poteva essere applicata. Determinanti per la commisurazione della pena furono i seguenti fattori: il contrabbando era stato effettuato durante la notte dopo le ore regolamentari di sdoganamento su una strada vietata alle merci soggette a pedaggio, e l’uomo era già noto per precedenti casi penali come contrabbandiere di professione. Ciononostante Spechbach se la cavò, dato che per i contrabbandieri recidivi la legge prevedeva una multa fino a 60 volte l’importo del dazio eluso. Dato che la garanzia per l’importo della multa non era sufficiente, carro e carico furono sequestrati e poco dopo messi all’asta.

I proventi della messa all’asta furono suddivisi come segue. Il ricavo netto fu di 369.90 franchi: il fisco federale ricevette 63.75 franchi per le tasse doganali eluse e lo Stato di Berna 128.75 franchi per le imposte eluse. Il resto, ossia 177.95 franchi, fu incassato dall’Amministrazione delle dogane quale acconto della multa di 1912.50 franchi. Per il resto della multa, ovvero 1734.55 franchi, scaduto il termine legale di pagamento fu richiesto alla prefettura di Porrentruy (JU) di commutare la multa in pena detentiva. La richiesta fu accolta e il 21 aprile la prefettura notificò a Spechbach la sentenza, condannandolo a 289 giorni di carcere. Il prefetto ritardò tuttavia l’esecuzione accordandogli ancora otto giorni come ultimo termine di pagamento. In questo lasso di tempo l’imputato rimase libero. Il termine di pagamento trascorse senza che l’importo venisse saldato e la prefettura spiccò un ordine di arresto.

Palazzo di giustizia e carcere
L’ex sede del vescovo basilese a Porrentruy, una volta prefettura, è oggi palazzo di giustizia e carcere.
© AFD, Roman Dörr

Incidente al confine

Nel frattempo Spechbach si era trasferito a Courtavon in Alsazia (Francia), da dove continuò la sua attività di contrabbandiere senza riguardo per nulla e nessuno. Nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1886 un individuo attraversò l’ufficio secondario di Charmoille (JU) al gran galoppo con un carico di acquavite di vino e fu fermato a circa 300 metri dall’ufficio doganale da una guardia di confine. A quest’ultima sembrò di riconoscere Eugen Spechbach. Pertanto saltò sul carro per catturare il sospettato. Nulla da fare. L’uomo sferrò alla guardia di confine un colpo così violento con un bastone che quest’ultima cadde sotto il carro che la travolse. A quel punto il sospettato frustò il cavallo e fuggì al galoppo. Ci mancò poco che la guardia di confine pagasse con la vita il suo intervento: non morì, ma cadendo si ferì così gravemente da rimanere inabile al lavoro per lungo tempo.

Le guardie di confine rimasero vigili; malgrado ciò trascorsero due anni prima che Spechbach fosse catturato. Infatti soltanto il 12 giugno 1888 due guardie di confine riuscirono ad arrestare il malvivente su territorio svizzero e a consegnarlo alla prefettura di Porrentruy. Nel frattempo l’accusa di lesioni gravi sporta nei suoi confronti dovette essere abbandonata, in quanto la guardia di confine che pensava di averlo identificato nel cocchiere non se la sentì di testimoniarlo sotto giuramento. Spechbach dovette comunque rimanere in carcere, perché doveva scontare la pena per la contravvenzione doganale commessa nel febbraio 1886. Egli fu tenuto sotto stretta sorveglianza. Dato che con le sue sole forze non vedeva via di fuga possibile, cominciò a riflettere su come «liberarsi» in altro modo, ossia con un aiuto dall’esterno.

Richiesta al Consiglio federale

Entrata del carcere regionale di Porrentruy
Entrata del carcere regionale di Porrentruy.
© AFD, Roman Dörr

A fine novembre 1888, l’avvocato Balimann di Porrentruy presentò una richiesta di riduzione della pena per il suo cliente «Antoine» (corretto: Eugen) Spechbach a destinazione dell’Assemblea federale. La motivò affermando che un lungo soggiorno in carcere sarebbe risultato dannoso per la salute di Spechbach.
Il Consiglio federale non accolse tale richiesta. Pertanto l’11 dicembre 1888 esso presentò un messaggio all’Assemblea federale, incaricata di trattare tale domanda.
Nel messaggio il Consiglio federale invitava a riflettere sul fatto che Spechbach era uno dei contrabbandieri più malfamati e temerari nel Giura bernese, e visti i suoi antecedenti non poteva pretendere indulgenza. Una riduzione della pena avrebbe ulteriormente incoraggiato il contrabbando che nella regione di Porrentruy si era già talmente affermato, a seguito del monopolio dell’alcol, che era stato necessario rafforzare l’effettivo delle guardie di confine con 16 uomini. L’aspetto dalla salute indicato nella domanda non poteva essere tenuto in considerazione, anche perché non era attestato da alcun certificato medico. Inoltre il Consiglio federale richiamava l’attenzione sul fatto che al momento dell’arresto di Spechbach, la multa di 1282 franchi inflittagli dallo Stato di Berna per le imposte eluse era già caduta in prescrizione.
Il vicepresidente della Confederazione Bernhard Hammer [poi consigliere federale dal 1875 al 1890] chiese pertanto al Parlamento di respingere la domanda di riduzione della pena. Il 13 dicembre 1888 l’Assemblea federale seguì la raccomandazione del Consiglio federale.

Non è noto se Eugen Spechbach scontò tutta o solo parte della pena. E nemmeno se continuò o meno la carriera di contrabbandiere. Sebbene egli tenne per anni con il fiato sospeso l’Amministrazione delle dogane e le autorità cantonali, le sue tracce si sono perse nei meandri della storia.

Sulle tracce di Eugen Spechbach

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